Come fare il Brisket seguendo 10 Regole d’Oro

Come fare il Brisket nel BBQ

La Ricetta Analitica per Ottenere Sempre Il Brisket Ideale

Oggi purtroppo non riesco più a dedicarmici per mancanza di tempo, ma molti dei miei ricordi più belli legati al barbecue sono relativi al mondo delle competizioni. Ho avuto l’immensa fortuna di vivere gli anni ruggenti del competition barbecue nel vecchio continente, quelli nei quali si è costruito tutto e che mi hanno dato l’opportunità di girare l’Europa in lungo e in largo visitando paesi mai visti, oppure già conosciuti ma vissuti in maniera decisamente più “vera” rispetto a quando ci vai da turista. E in TUTTE queste occasioni, quando poi arrivava il momento del turn in, riecheggiava sul campo gara un monito sentito fin dai tempi dei miei apprendistati in Indiana e nel Tennessee: “Brisket is the Killer!“. Quello che si intende è che sulle altre categorie (Chicken, Pork e Ribs nel caso tu non debba avere particolare confidenza con questo ambito del barbecue) se sei bravo ed allenato puoi arrivare ad essere molto costante nello standard delle tue cotture. Il brisket però per quanto tu possa essere preparato, avrà sempre un numero di criticità tali da rendere il tuo posizionamento un’incognita decisamente maggiore, tanto da costituire la variabile “impazzita” di una competizione, in grado di costituire il volano per la tua vittoria complessiva o per l’affossamento al di fuori delle walk. Questo è vero per il Brisket nel BBQ competitivo ma seppur in tono minore, lo è anche a casa tua. Molto più che la ricetta del brisket quindi, è fondamentale spiegare come fare un brisket in base ad un approccio e ad una tecnica che minimizzi il più possibile queste incognite. Sei d’accordo?

Il palcoscenico degli italiani che hanno già provato il brisket si divide in due: quelli che lo descrivono come un’esperienza incredibile e quelli che invece storcono un po’ il naso all’idea. Credimi: la differenza risiede solo nel risultato della cottura che hanno assaggiato. Perché il brisket è quasi impossibile non convinca. Le KCS Ribs per quanto siano golose hanno quel sapore che vira in misura più o meno pacata, all’agrodolce con il quale abbiamo tradizionalmente una scarsa familiarità. Il Pulled Pork è quello che vince sicuramente più facile tra i tre ma vallo a spiegare prima di convincere all’assaggio… Il Brisket è invece a mio parere la preparazione dell’American Barbecue più vicina ad un concetto “italiano” di cucina: è un piatto tipico del Texas, dove come per noi, l’approccio al seasoning è molto “puro”, spesso limitato al solo sale-e-pepe, che assume in sostanza le sembianze di una sorta di “arrosto” ma molto saporito, “manzoso” e soprattutto succulento e tenero come il burro. Chiaro che essendo pur sempre un taglio povero, se si sbaglia una cottura di per se delicata e con parecchie criticità, si corre il serio rischio di mangiare un blocco di compensato. In altre parole, è forse tra le tre preparazioni della Holy Trinity, quella sulla quale si può improvvisare di meno: serve una procedura su come fare il brisket a casa con ragionevole certezza del risultato ed è quello che intendo darti attraverso questo articolo.




Se su questo argomento sentissi dieci campane sono certo che ti troveresti di fronte ad altrettanti consigli diversi, perché giustamente ognuno ha trovato il proprio sistema per superare le difficoltà che ti ho descritto, ciascuno basandosi però sulle proprie competenze pregresse e abilità. Quello che ti sto per insegnare quindi non è IL METODO, nel senso che non ho la pretesa di dire che si tratti dell’unica procedura possibile per instradarti su come fare il brisket. Per certo però ti posso dire che in base alla mia esperienza, è quella che riduce ai minimi termini il rischio di errore e che se seguita, consente a chiunque fin dall’inizio di ottenere buoni risultati su una preparazione di per sé piuttosto ostica.

In particolare, questa ricetta verso il brisket a rischio “sostenibile” si basa sull’affrontare in modo attento e progressivo ciò che ti sto per spiegare in relazione a cinque fasi distinte. Su tutte le preparazioni dell’American Barbecue ma in particolare sul Brisket, si sprecano i luoghi comuni e le “formulette magiche” (spesso per altro senza una giustificazione a supporto). Lungo il percorso, ti smonterò le più comuni, ma tu non incorrere nell’errore di farti deviare dal percorso o di “pescare un po’ qua e un po’ là” nell’etere. Per imparare come fare il brisket in modo semplice ed immediato devi fidarti completamente di me e seguire integralmente quanto ti sto per dire.

Sei pronto?

1. La Scelta della Materia Prima

Brisket AnatomiaIl taglio del brisket di manzo, che condivide con il piatto finale della cucina barbecue il proprio nome, coincide con la punta di petto bovina, ossia la porzione anatomica in prossimità di quella protuberanza visibile nella porzione frontale del tronco dell’animale. Per “italianizzare” il concetto, sarebbe la prosecuzione del biancostato che va verso la giugulare. Il Brisket è formato in particolare dalla sovrapposizione tra due muscoli, con caratteristiche piuttosto diverse tra loro, separati da una spessa vena di grasso. Tutto questo comporta tre principali considerazioni sui criteri che devi adottare nella scelta del tuo brisket al momento dell’acquisto:

Brisket BBQIL FLAT E IL POINT CI DEVONO ESSERE – Il Brisket è un parallelepipedo rettangolare di carne, composto da un un muscolo più grande, magro, largo e sottile chiamato Flat, sormontato per metà da uno più spesso e tozzo, spiccatamente grasso ed infiltrato, chiamato Point, peraltro aventi orientamento opposto delle fibre (segnati questa informazione, ti sarà utile più tardi). Come ti spiego nell’articolo dedicato all’American Barbecue, grasso e collagene sono due elementi altamente complementari per ottenere le caratteristiche tipiche di questa forma di cucina: carni saporite, estremamente succulente, morbide e tenere fino a sciogliersi in bocca. E proprio dalla differenza tra questi due muscoli nasce la difficoltà di cottura del Brisket nel BBQ: Il Flat è più magro ma più collagineo, il Point esattamente il contrario. Quello che ti sto dicendo è che la PRIMA REGOLA per facilitarsi la vita, è che è meglio evitare i brisket “solo Flat”, o quelli con un Point appena visibile. Scegli un pezzo con una buona proporzione di entrambi e con un Flat che possa essere il più marezzato possibile e partirai già con il piede giusto.

LA MASSA CONTA – Attenzione: non ho detto “il peso”, ho detto “la massa”. Il taglio del Brisket appartiene più ad alcune culture che ad altre. Nella stessa scuola di macellazione italiana è praticamente assente con conseguente necessità di affannose spiegazioni al proprio macellaio sotto casa, corredate di foto per riuscire ad intendersi. Questo significa che ti troverai davanti agli intagli dalle forme più disparate, da Brisket “stretti” e tozzi al di sotto dei 3 kg fino a “mostri” da 7-8 kg con Flat larghissimi in proporzione al Point, tipici spesso dell’Australia o della Nuova Zelanda. Il brisket per le caratteristiche che ti ho spiegato, è un taglio che subisce molto lo stress della cottura. Questo significa in altre parole, un forte rischio di perdita di eccessivi umori, facendoci trovare una carne asciutta e stopposa anziché un golosissimo e succosissimo comfort food. La SECONDA REGOLA per facilitarsi la vita è quindi quella di cercare di limitare questo rischio scegliendo un taglio dalla forma la più possibile affusolata, con un peso intorno ai 3,5-4,5 kg ed un Flat spesso almeno un paio di dita.

U.S.A. O NON U.S.A.? – Come detto, il brisket è un complicato mix di collagene e tendenza alla magrezza (del Flat in particolare). Se è vero che a tutto c’è un perché, non è cosi strano che il brisket ideale si trovi dove la preparazione del brisket è nata o se preferisci, che questa sia nata perché li c’è la materia prima perfetta allo scopo. Insomma, la TERZA REGOLA per non complicarsi la vita è che il Brisket sia di importazione USA. Capiamoci: in realtà non è assolutamente vero che non si possano fare ottimi brisket anche da un New Zealand o (ancora meglio) da un Australia o che non esistano Angus (o altre razze con caratteristiche idonee) magari allevati in Europa o persino in Italia che si prestino, anzi. Nonostante questo: sei magari al primo brisket? Oppure vuoi minimizzare il rischio perché devi andare a colpo sicuro? Dai retta a me: scegli un Brisket di importazione USA. Esistono poi diverse Farm che (diversamente da quanto accade da noi) puntano molto alla standardizzazione, attraverso selezioni che possono arrivare anche al livello di codice genetico. Ci sono farm più prestigiose come ad esempio Creekstone, per non parlare di Snake River Farm (che però ha un costo nettamente superiore) in cui questa costanza è granitica e altre leggermente più elastiche lavorando maggiormente per conferimenti da piccoli allevatori autorizzati, ma di base un Brisket USA un pezzo per l’altro, ha una ragionevole certezza di avere le caratteristiche che ci servono per lavorare il brisket nel BBQ in modo più facile e con meno incognite.

Brisket BBQ Nazionale
Brisket Nazionale
Brisket BBQ USA
Brisket USA

2. Il Trimming

Come fare il Brisket TrimmingIl trimming nel caso non dovessi saperlo, è la lavorazione al coltello necessaria a “instradare” la carne affinché posa produrre in cottura un risultato il più possibile vicino ai nostro obbiettivi. E questo passa nel caso del brisket attraverso la comprensione che i due lati di questo taglio si presentano in modo molto diverso tra loro: nel lato in cui il Flat sovrasta completamente il Point, la carne è discretamente esposta a vista, al contrario quello in cui il Point sovrasta (parzialmente) il Flat si presenta praticamente come un’unico strato di grasso. Cosa prevede a questo punto la ricetta del Brisket di successo? La risposta passa attraverso la “vivisezione” dei primi luoghi comuni diffusi in rete: 

SUL BRISKET NON SI FA TRIMMING” E “DEVI TRIMMARLO COMPLETAMENTE DAL GRASSO ALTRIMENTI NON FA BARK – Sono due posizioni in evidente contrapposizione. È una cosa molto tipica della comunicazione in generale ma di quella italiana in particolare, il dividere le posizioni in “rossi” contro “neri”, “Milan” contro “Inter”, “Vax” contro “No Vax”, dove ciascuno da sostanzialmente dell’idiota all’altro. In molti casi e sicuramente in questo del trimming sul brisket, sono false entrambe. La verità sta nel mezzo e dovrebbe essere calata sul caso specifico.

Il grasso fa ovviamente bark e lo fa eccome. Basta guardare la copertina di una picanha rosolata sul fuoco per rendersene conto. Non è questo il punto, bensì il fatto che il brisket è nella sostanza una specie di arrosto, che sicuramente viene reso goloso dalla presenza di grasso (in ogni caso come detto, indispensabile per una cottura bbq del brisket che si possa definire tale) ma che se annegato in una coltre gelatinosa e viscida data da un ECCESSO di grasso, corre il rischio di diventare sgraziato e stucchevole. Il troppo è troppo. L’ideale quindi sarebbe lasciare la giusta quantità di grasso ma consentire allo stesso tempo la formazione di un bark fine e preciso come ci si aspetta da un bel secondo piatto che possa anche andare al di là del foglio di butcher paper sul vassoio di metallo di un  joint.

La  mia QUARTA REGOLA per facilitarsi la vita quindi, è quella di procedere assecondando la natura anatomica del brisket cercando di ottenere il meglio da entrambi i lati. Pulisci con attenzione il lato del Flat da membrane ed eventuale presenza di grasso lasciandolo completamente “naked” come si dice in questi casi. Poi giralo dalla parte opposta e fai la stessa cosa con il solo Point, arrivando a scavare per circa 1 cm anche la vena di grasso che divide i due muscoli in modo che venga ben esposto al calore. Il Point è un muscolo molto infiltrato, che si colorerà facilmente in modo goloso ed invitante, non ha bisogno di alcun “aiutino”, anzi ci donerà da solo un gran bel bark. Riduci il resto della superficie di grasso allo spessore di circa mezzo cm: il grasso ci fa comodo e ci serve ma nella giusta misura.

Una QUINTA REGOLA e ultima in relazione al trimming: se hai scelto bene la materia prima di partenza, dovresti trovarti un bel brisket dalla forma affusolata, ma la verità è che non sempre è cosi. Questo significa esporre a calore lembi di carne sporgenti ed estremità più sottili, che finiranno inutilmente per seccare presentando una fetta non uniforme ma soprattutto privando il corpo centrale di moisture senza darci alcun vantaggio pratico. Molto meglio asportare le parti sacrificabili con un coltello e “arrotondare” le forme del brisket, come mostrato in questo video estratto dal mio video corso Homepetition Brisket:

3. Il Seasoning

Da buon Grill Master dovresti sapere che il seasoning è quella fase della preparazione in cui andiamo ad intervenire sulla materia prima per cercare di enfatizzarne i pregi e mascherarne i difetti al fine di convergerla verso il nostro risultato desiderato. E tutto questo si traduce sul brisket in due interventi specifici: le injection e naturalmente il rub. Partiamo dalle prime, entrando nel merito di qualche altra diffusa opinione comune:

“UN BUON BRISKET NON HA BISOGNO DI ALCUNA INJECTION” – In se è vero: un brisket ben proporzionato, magari di importazione americana, con una bella marezzatura, non ha strettamente bisogno di injections. Però è altrettanto vero il contrario: le injections anche nelle migliore delle condizioni, non fanno alcun danno, risultando al limite superflue. I brisket come tutti i pezzi di carne, non sono bulloni. Per quanto costanti nelle prestazioni, tre brisket di pezzatura simile e provenienti dalla stessa farm, cotti nello stesso smoker e nello stesso momento, potrebbero presentare tre risultati anche sensibilmente diversi uno dall’altro in termini di grado di moisture e di conversione del collagene in gelatina. In questo senso le injections fungono da “normalizzatore”, oltre ad essere un utilissimo salvagente contro il minimo rischio di ritrovarci carne stopposa. La mia SESTA REGOLA per facilitarsi la vita quindi è nel dubbio, le injections falle sempre. Sembra chissà cosa devi mettere in piedi, ma è solo questione di abitudine. Il tuo obbiettivo è apportare umami e grasso laddove è più a rischio, ovvero concentrandosi in particolare sul flat. Ago Rosa VeterinarioDotati di un ago più fine rispetto a quelli normalmente in dotazione con le siringhe alimentari, e se non ne trovi compra in farmacia una “siringa usa a getta 20 ml ad uso veterinario, ad ago rosa” (è un nome convenzionale per un ago della giusta portata, legato al colore rosato dell’innesto in plastica. Il farmacista capirà). Poi fai scaldare del brodo pari al 50% del quantitativo di injections previste, togli dal fuoco, scioglici dentro un 10 % in peso di burro e allunga con il restante 40% di birra ambrata o bionda doppio malto. Ti troverai un liquido tiepido nel quale il burro non si è ancora solidificato. Procedi adesso ad iniettare il contenuto concentrandoti come detto in particolare sul Flat seguendo quello che ti ho insegnato nell’articolo sulle injections: tante piccole iniezioni parallele e NON poche iniezioni di grandi “tasche” di liquido. Metti poi il brisket in frigo per almeno un paio di ore. Il burro diventerà immediatamente solido creando delle piccole “perle” di grasso e brodo distribuite in tutta la carne e il freddo non farà espellere proprio nulla, contrariamente al comune pensiero.

BISOGNA INIETTARE IL 10% DEL PESO TOTALE – Il quantitativo è in realtà solo un’indicazione di quanto “almeno” debba essere. La realtà è che gliene devi iniettare… finché ce ne sta. Ancora una volta: i tagli di carne non sono bulloni. Te lo dicono loro quanta ne vogliono: metti il brisket in una vaschetta di stagnola grande o in una gastronorm e procedi ad iniettare continuando fino a che non vedrai il liquido accumularsi nel contenitore, segno che viene in parte espulso durante l’operazione. Preparane il doppio e prova a farcene stare il più possibile.

A seconda del tipo di bark che desideri poi, devi procedere ad applicare il Rub in modo diverso. Esistono di base due scuole di pensiero: il brisket “bianco”, ovvero quello “puro” texano, a base di un Rub SPG, SPOG o SPOGOS come il nostro Rub101, e il brisket “rosso” che può contenere paprika ma non necessariamente, includendo qualsiasi tipologia di altro rub. Ci sono poi i cultori della grana del rub grossolana (di solito quelli del brisket bianco) in contrapposizione a chi invece lo preferisce più fine, ma questo è un altro discorso. Considera solo che se scegli la strada del rub grossolano devi essere certo di riuscire a tostare MOLTO BENE il bark, altrimenti la sensazione sarà quella di mangiare uno strato di granelli di pepe cosparso sulla carne. La mia SETTIMA REGOLA per avere vita più facile quindi è di partire con i rub più fini. Considera poi che il bbq brisket si presta bene alla tecnica del layering, ossia a poter applicare un doppio strato di rub diversi intervallata da una mezzoretta di riposo, per ottenere un bark dal sapore più articolato e più consistente ma per la quale servono rub fini. Se ti interessa provare e se sei orientato alle ricette di brisket “rosso”, una soluzione che ti consiglio è quella di far seguire il Rub101 da un Rub793.

4. La Cottura

Il Brisket è un taglio “rognoso”. Bisogna quindi cercare di sollecitarlo nel modo più costante possibile. In altre parole, cerca di stabilizzare bene il tuo dispositivo ed evita il più possibile oscillazioni impazzite. Se sei appassionato di American Barbecue sai che è possibile cuocere il Brisket oltre che in Low&Slow, anche in Hot&Fast e ottenendo per giunta eccellenti risultati. Ma se non sei uno “smanettone” e approcci magari la cottura del brisket per le prime volte, il mia OTTAVA REGOLA per non complicarti la vita, è quella di mantenerti su una superclassica cottura a 110°C-115°C almeno all’inizio. La ricetta del Brisket tradizionale (come tutto il barbecue americano) prevede poi che sia affumicato. Nel caso lo desideri, la fase iniziale di cottura è il momento in cui aggiungere legna da affumicatura alle braci (o al gas). Per approfondimenti in merito ti rimando al mio articolo sull’affumicatura. Se infine operi su un Bullet Smoker, ti consiglio di aggiungere sale grosso nel water pan per ridurre umidità in camera e facilitare la creazione del bark.

Low&Slow
Calore Pulled Pork

Per il resto la fase di cottura ricalca molto quella vista per il Pulled Pork, sia in termini di fattori critici, sia sui numerosi luoghi comuni che caratterizzano un po’ tutte le cotture barbecue. Non mi addentrerò quindi fino a quel livello di analisi, suggerendoti eventualmente di rileggerti quell’articolo per approfondire o fugare qualsiasi dubbio. Mi limito a ricordarti che si divide in due fasi distinte:

IL BARK – Nella prima fase di cottura procedi “fat side down” come si dice in gergo, ovvero con il lato grasso, quello del point, rivolto verso il basso. Quest’ultimo “piange” molti umori in cottura, al contrario il Flat ha bisogno di tempo per creare un bark asciutto, definito, fine ma netto al momento del taglio. In questa fase non prendere nemmeno in considerazione l’utilizzo di un termometro. Fregatene della temperatura al cuore e guarda solo ed unicamente il bark. Prosegui fino ad ottenere un risultato come quello di questa foto: scuro tra il mogano e il bruno, intenso e che non si muove di un millimetro se ci passi sopra il dito. Difficile definire dei tempi precisi ma in Low&Slow indicativamente ti ci vorranno circa 4 ore.

Brisket BBQ Bark

IL FOIL – Una volta ottenuto un bark da favola, procedi a spostare il brisket in una vaschetta di stagnola, questa volta “fat side up”, prima di avvolgere in doppio strato di foil ed inserire la sonda del termometro nel punto a tuo parere più difficile da raggiungere da parte del calore. Il grasso continuerà a “piangere” mantenendo umettato il point sottostante durante il completamento della cottura. Se hai avanzato un bicchiere di injection versaglielo pure sopra prima di sigillare l’alluminio ma non è indispensabile. Ora riposiziona in cottura. Il termometro ti serve per capire l’intorno della temperatura target al cuore che nel caso del brisket deve essere al di sopra dei 92°C. Da li in poi procedi con il cosiddetto “probe test”: una delle difficoltà del brisket è legata al fatto di avere una “finestra” molto stretta, ovvero uno stato di cottura sufficiente per rendere la fetta estremamente cedevole, quasi burrosa ma ancora non sufficientemente avanzata da renderlo “pullabile”. Per essere sicuro di azzeccarla devi inserire e togliere più volte in vari punti la sonda (probe) fino a che non sentirai una consistenza simile a quella che avvertiresti “in un panetto di burro lasciato un’ora a temperatura ambiente” per definizione, ovvero una resistenza quasi nulla, appena percettibile.




5. Il Rest e il Servizio

A questo punto il collagene contenuto nel brisket si sta lentamente convertendo in morbida e cedevole gelatina creando la magia alla base dell’American Barbecue. Se però nella Ribs può anche essere bypassata e se nel pulled pork è altamente consigliata, nel Brisket è ASSOLUTAMENTE indispensabile una fase di rest, ossia una lunga fase di sosta a temperatura controllata in cui la struttura ramificata attraverso la quale si forma la gelatina, avrà modo e tempo per articolarsi in forma più fitta irretendo meglio gli umori e garantendo un risultato nettamente più tenero, cedevole e godurioso, come quello mostrato in questo video, sempre estratto dal mio video corso Homepetition Brisket:

Cambro BoxLa mia NONA REGOLA per avere vita facile quindi è quella di non saltare mai la fase di rest lasciando la vaschetta così com’è, per almeno un paio d’ore in un cambro box (o contenitore isotermico che dir si voglia), comunemente in vendita in qualsiasi cash&carry a cifre ormai abbordabilissime, oppure un semplice contenitore di polistirolo o in generale qualsiasi altra cosa possa fare da isolamento termico con l’ambiente esterno. Alla peggio puoi usare una borsa termica di quelle per portare a casa i surgelati dal supermercato, oppure semplicemente metterla in forno a 50-60°C. In realtà più ci sta, meglio è: migliore è la capacità di conservazione e maggiore naturalmente sarà il tempo nel quale potrai conservarla a temperatura di servizio. Considera che con un cambro box anche solo decente puoi tranquillamente arrivare alle 8 ore e forse oltre, a seconda della stagione.

Dobbiamo adesso valutare il risultato del nostro lavoro e per farlo non possiamo che passare attraverso due grandi luoghi comuni che imperversano nella definizione della cottura ideale sul brisket:

“UN BUON BRISKET SE LO PREMI ‘SQUIRTA’ TUTTI I SUCCHI DAL CENTRO” – Se avessi 1 Euro per ogni volta che ho visto video di gente che schiacciava come dannata, dei poveri Flat asciutti come segatura per far sbrodolare la vena di grasso che lo divide dal Point, sarei miliardario… È grasso. A 30 gradi inizia a liquefare, qui siamo a oltre 90°C. Se non fosse riuscita a far sciogliere nemmeno quello sarebbe davvero preoccupante… Per dimostrare qualcosa, i succhi li devi fare piangere dal Flat…

“UN BUON BRISKET HA UNA FETTA CHE FA LA ‘U’ SE LA APPOGGI SUL DITO” – Al superamento di una data temperatura il collagene inizia a denaturare in gelatina. La rete proteica che mantiene assieme le fibre della carne inizia venire meno e questa perde struttura. È un fenomeno fisico che non può non avvenire a quelle temperature. Una buona cottura è quella in cui a questo (che è il minimo sindacale) aggiunge una capacità della gelatina di trattenere molti umori. Una buona fetta di brisket quindi deve piangere moisture da ogni dove, oltre a non rimanere tesa sul dito come uno stoccafisso…

Come fare il Brisket

L’ultima fase è quella in cui affettiamo il brisket e lo serviamo. E non è cosi banale come può sembrare. Ricordi all’inizio quando parlavamo dell’orientamento contrapposto delle fibre del Flat e del Point? Una buona abitudine sui tagli poveri (anche se su questa cottura se perfettamente eseguita potrebbe risultare superfluo) è quella di affettare contro fibra in modo da tagliare trasversalmente le fibre evitando ai denti di sostituirsi al lavoro del coltello, dando una percezione più tenera in bocca. Per ottimizzare entrambi i muscoli in questo senso quindi, la mia DECIMA REGOLA per aver vita facie è quella di affettare il brisket partendo dal lato corto del solo Flat a 45°C rispetto all’orientamento delle fibre. Poi arrivato al punto di congiunzione con il Point, dovrai invertire il senso del taglio rendendolo parallelo a quello che era il lato lungo. In questo modo il taglio risulterà a 45°C (ma in senso opposto) sia al Flat che al point.

Brisket Taglio

Ora sai esattamente le 10 regole per la ricetta del brisket che riduce al minimo il rischio di errore. Ti puoi quindi approcciare al brisket nel bbq con molto meno timore di sbagliare, incorrendo nel rischio di sprecare una carne che se di importazione, ha un proprio costo non trascurabile permettendoti il “rischio” di fare le tue esperienze.

Se poi deciderai di voler raggiungere risultati di eccellenza assoluta, magari estendendoli a tecniche di cottura come l’hot&fast, c’è sempre il mio video corso “advanced” Homepetition Barbecue Brisket.

Buon divertimento e buon barbecue!

American Barbecue

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1 Comment

  • Mi sembra la storia della barca. La più bella è sempre quella degli amici. Il brusker è lo stesso. Il migliore è quello cotto da uno che sa farlo.

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